Vista la flessibilità di cui il nostro sistema elettrico avrà sempre più bisogno per compensare l’intermittenza di solare ed eolico, una fonte rinnovabile programmabile come il biogas può essere strategica e può giocare un ruolo importante anche nelle future comunità energetiche locali.

Lo ha ricordato Christian Curlisi, direttore del CIB Consorzio Italiano Biogas intervenuto ieri in audizione alla X Commissione Permanente del Senato nell’ambito della consultazione su rinnovabili, autoconsumo e storage (in basso il documento depositato e il video).

La filiera del biogas agricolo, ha spiegato “potrebbe fornire già oggi 1,3 TWh di capacità di bilanciamento elettrico, cioè circa il 50% del fabbisogno totale attuale dovuto agli sbilanciamenti di eolico e solare. A fronte di un potenziamento del parco esistente si potrebbero mettere in campo ulteriori 2,2 TWh, pari al 30% del fabbisogno al 2030”.

Per proseguire su questa strada, però, ha avvertito “occorre dare continuità al sistema incentivante, accelerando sull’approvazione del Decreto Fer2. In mancanza di un quadro normativo adeguato si rischia di perdere gli investimenti nel comparto e lo spegnimento degli impianti esistenti, che causerebbe la perdita di oltre 1400 MW e di 10 TWh di energia rinnovabile”.

In gioco c’è anche la partita del biometano agricolo, “un biocarburante avanzato che, sotto forma di Bio-GNL e Bio-GNC, può contribuire a rendere sostenibile la mobilità, in particolare i trasporti pesanti, i mezzi pubblici, i trasporti navali e a rispettare gli obiettivi della SEN.”

“Ci sono poi 4 TWh di energia termica prodotti già oggi dagli impianti biogas agricoli che non sono utilizzati, un’inefficienza facilmente sanabile con un passaggio normativo non troppo complicato.”

La presenza capillare sul territorio nazionale delle aziende agricole del biogas, inoltre, ha spiegato, “apre interessanti prospettive sul fronte delle comunità energetiche, dove, secondo una visione di energia come bene pubblico vicino ai cittadini, l’agricoltore può fornire elettricità, calore e biocarburante rinnovabili al proprio territorio di riferimento, favorendo anche la realizzazione di punti di ricarica elettrica, anche in aree rurali, laddove i grandi operatori privati non hanno convenienza a intervenire”

– articolo: Qualenergia.it 27/09/2018