Le emissioni inquinanti nei primi tre mesi del 2020 sono calate del 5-7% in confronto a gennaio-marzo dello scorso anno, secondo le stime preliminari diffuse dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in basso il video della presentazione).

La principale causa di questo calo è da attribuire alle restrizioni alla mobilità imposte per fronteggiare l’emergenza coronavirus, con la conseguente forte riduzione del traffico stradale privato e più in generale dei trasporti; si vedano anche i dati del MiSE sul crollo dei consumi petroliferi a marzo.

Il dato emerge dalla presentazione sull’andamento delle emissioni nazionali di gas-serra (allegata in basso insieme al rapporto completo), svolta in videoconferenza dalla ricercatrice Ispra Daniela Romano.

Tuttavia, ha spiegato la ricercatrice (neretti nostri), “tale riduzione comunque non contribuisce alla soluzione del problema dei cambiamenti climatici, che ha invece necessità di modifiche strutturali, tecnologiche e comportamentali che riducano al minimo le emissioni di gas serra nel medio e lungo periodo”.

Nella presentazione si citano anche gli ultimi dati sui consumi energetici in Italia: la domanda di elettricità è crollata del 10% a marzo e di quasi il 5% nel primo trimestre in confronto al 2019, mentre i consumi di gas sono scesi del 20% a marzo nel settore industriale e termoelettrico (+7% invece per il residenziale).

Guardando poi al 2019, l’Ispra stima una riduzione del 2% per le emissioni complessive di gas serra nel paragone con il 2018, a fronte di una leggera crescita del Pil (+0,3%), grazie soprattutto al minore utilizzo di carbone nella generazione elettrica e al calo dei consumi energetici nei trasporti, nell’industria e nel riscaldamento degli edifici.

In sostanza, come riassume il grafico seguente, tratto dalla presentazione, le emissioni inquinanti sono diminuite del 17% negli ultimi 28 anni (1990-2018) portandosi a 428 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2018, con il 2019 che ha proseguito tale tendenza.

Infine, in tema di possibili correlazioni tra coronavirus e inquinamento atmosferico, ricordiamo che a fine marzo i dati trasmessi dal satellite Sentinel-5P del programma europeo Copernicus hanno rivelato che le emissioni di NO2 (ossido di azoto) erano diminuite in Italia, soprattutto nelle regioni del Nord.

Più in dettaglio, le analisi elaborate dagli esperti del Sistema nazionale di protezione ambientale (SNPA), riportate dall’Ispra, stimavano una riduzione nell’ordine del 50% per le emissioni di NO2 nella Pianura Padana, in seguito al rallentamento della produzione nei siti industriali e al calo del traffico su strada, che da solo è responsabile del 53% circa delle emissioni totali di ossidi di azoto (fonte Arpa Lombardia).

livello globale, le analisi preliminari pubblicate da Carbon Brief suggerivano un possibile calo delle emissioni del 4% nel 2020 in confronto ai dodici mesi precedenti; vedi qui.

Ricordiamo poi che altri studi recenti evidenziano che proprio l’inquinamento dell’aria potrebbe essere un fattore che ha favorito la diffusione del Covid-19.

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fonte: qualenergia.it